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Il Nono Pianeta

Forse Nibiru esiste davvero: c'è un altro pianeta nel sistema solare

Monday, February 25, 2013

Continua la strage di animali marini lungo le coste del Peru'

Gli esperti stanno cercando di capire perché quasi 100 animali morti di diverse specie sono approdati lungo la costa peruviana nell'ultima settimana. I corpi di tartarughe marine, leoni marini uccelli e delfini sono stati trovati nel corso di un'ispezione da parte di funzionari del governo lungo i 77 miglia della costa di Lambayeque. Le carcasse sono state rinvenute in vari stadi di decomposizione, misurate, messe in sacchetti e poi portate via per l'analisi.

Jaime De La Cruz, un ingegnere dell'istituto oceanografico del Peru' , ha detto che un rapporto dettagliato sulla causa della loro morte sara' possibile solamente nelle prossime settimane. Negli ultimi due anni, un numero preoccupante di creature marine sono state rinvenute morte sulle coste del Perù. Mentre i funzionari devono ancora individuare definitivamente una causa, alcune delle ipotesi possibili includono virus, ricerca di petrolio in mare aperto, o fonti di cibo avvelenato. 


Continua la strage di animali marini lungo le coste del Peru' 

25 febbraio 2013


Wednesday, February 13, 2013

La catastrofe arriva dal centro della Terra


La Terra si starebbe preparando ad una delle più catastrofiche eruzioni della sua storia, in grado di distruggere buona parte del pianeta e di causare la più grande estinzione animale mai registrata. A rivelare la tragica prospettiva è uno studio comparso su Earth and Planetary Science Letters a firma di Michael Thorne, assistente professore di geologia e geofisica a l'Università dello Utah.
Il ricercatore ha analizzato le le onde sismiche che dalla superficie terrestre arrivano fino al nucleo terrestre e ritornano in superficie, possibili indizi che potrebbero generare un vero e proprio cataclisma per il nostro pianeta.
“Quello che abbiamo rilevato è l'inizio di uno di questi grandi eventi eruttivi che, se mai dovesse succedere, potrebbe causare una distruzione molto massiccia sulla Terra”, spiega lo stesso geologo. Allora, dobbiamo cominciare a preoccuparci? Forse, no!

Secondo Thorne, il disastro non è imminente! “Questo tipo di meccanismo può generare enormi eruzioni di massa, ma richiedono tempi che vanno dai 100 ai 200 milioni di anni”, spiega il professore.
Secondo lo studio, due o più “blob” di roccia fusa grandi come un continente stanno entrando in collisione proprio sopra il nucleo terrestre, a circa 3 mila chilometri di profondità sotto l’Oceano Pacifico. Ciò sta creando una massa di roccia fusa grande come la Florida e che potrebbe essere la radice di due generi di eruzioni particolarmente intense nel lontano futuro.
L'enorme blob di magma potrebbe dare vita ad un supervulcano come quello che negli ultimi due milioni di anni ha originato la caldera di Yellowstone, la quale, quando eruttò, ricoprì il Nord America di cenere vulcanica [Strani segnali dalla cadera di Yellowstone]. Oppure, potrebbe dare vita a delle gigantesche eruzioni di basalti come quelli che tra 17 e 15 milioni di anni fa hanno ricoperto il nordovest della Columbia o come quelli che eruttarono 65 milioni di anni or sono in India che hanno ricoperto una regione grande come l'Alaska o altre eruzioni di tal genere. “Questo tipo di enormi eruzioni potrebbero essere legate ad alcuni eventi estintivi”, continua Thorne.
Fin dal 1990, gli scienziati sono a conoscenza dell'esistenza dei due giganteschi blob di magma che viaggiano in rotta di collisione poco al di sopra del nucleo terrestre. Uno di esse si trova sotto l’Oceano Pacifico, mentre l’altro sotto il continente africano.
Thorne e i suoi colleghi, grazie alle immagini del nucleo ottenute con l'analisi delle onde sismiche, hanno scoperto la collisione in corso e il lento formarsi di una bolla di magma gigantesca proprio sotto le isole vulcaniche di Samoa, nell'Oceano Pacifico. Con l'ausilio di un software di simulazione, i ricercatori hanno dimostrato che quando le bolle di magma si fonderanno completamente, potranno dare vita ad un'eruzione di dimensioni planetarie. [Aumento dell'attività sotto i Campi Flegrei].
Il processo di fusione tra le due bolle di magma non è ancora completo. Il geologo stima che la collisione sarà totale tra i 100 e i 200 milioni di anni.
L'utilizzo delle onde sismiche per rendere visivamente quello che avviene all'interno della Terra equivale un pò a fare una scansione a raggi X del pianeta. “Il mio studio potrebbe essere il primo a mostrare il movimento delle bolle di magma”, spiega Thorne. “Il loro movimento è simile a quello della 'deriva dei continenti' che avviene in superficie.
Per realizzare la sua ricerca, Thorne e i suoi colleghi hanno utilizzato la più grande quantità di dati mai usata, esaminando 4.221 sismogrammi presi da centinaia di sismografi che hanno rilevato 51 terremoti che si sono verificati a profondità superiori a 100 km di profondità. Per ottenere il modello a cui è arrivato, Thorne ha utilizzato l’High Performance Computing dell'Università dello Utah per 200 giorni, con lo scopo di definire le modalità di scontro dei due corpi rocciosi che vi sono sotto il Pacifico e quale possa essere la conseguenza.

La catastrofe arriva dal centro della Terra 13 febbraio 2013


Tuesday, February 12, 2013

L'ultimo Papa, la profezia di Malachia


La profezia di Malachia aveva preannunciato tutto: le dimissioni del Papa, poi dopo di lui un Papa descritto come 'Petrus Romanus', il cui pontificato, leggendo la profezia, terminerà con la distruzione di Roma e con la fine del mondo.
La profezia di Malachia è composta da una lista di 111, o 112 a seconda delle versioni, brevi frasi redatte in latino, indicanti altrettanti pontefici. Secondo molti studiosi si tratta di una vera e propria premonizione attribuita a San Malachia di Armagh, circa l'apocalisse. 

La profezia di Malachia - si legge su Wikipedia -  è una lista di 112 brevi frasi in latino, da alcuni ritenute una premonizione attribuita a San Malachia di Armagh. La lista ha la pretesa di descrivere tutti i papi (compresi alcuni antipapi) partendo da Celestino II (eletto nel 1143), e si conclude con un papa descritto come "Petrus Romanus" il cui pontificato, secondo la profezia, terminerà con la distruzione della città di Roma
La profezia fu pubblicata nel 1595 da Arnold de Wyon, uno storico benedettino, come parte del suo libro Lignum Vitæ. Wyon attribuisce la lista a San Malachia, vescovo di Armagh nel XII secolo. Secondo la versione tradizionale, nel 1139, Malachia fu chiamato a Roma da Papa Innocenzo II.
A Roma Malachia ebbe una visione di futuri papi; Malachia riportò la visione, con una sequenza di passaggi criptici, in un manoscritto dal titolo Prophetia de Summis Pontificibus. Il manoscritto fu depositato negli Archivi Vaticani e successivamente dimenticato fino alla sua riscoperta nel 1590. Dall'altra parte, è stato rilevato che nella biografia di Malachia scritta da Bernardo di Chiaravalle non ci sono menzioni della profezia; e non ci sono citazioni della profezia prima della sua pubblicazione nel 1595.
Molti, compresa l'ultima edizione della Enciclopedia Cattolica, suggeriscono che la profezia sia un falso del XVI secolo; alcuni hanno suggerito che sia stata realizzata dal falsario umbro Alfonso Ceccarelli attorno al 1590. Alcuni hanno suggerito che sia stata creata da Nostradamus e attribuita a Malachia perché un veggente non sarebbe stato attaccato per aver profetizzato la distruzione del papato.
I sostenitori della profezia, come lo scrittore John Hogue, sostengono che sebbene l'autore della profezia sia incerto, le predizioni restano valide. L'avvicendarsi di quelli che secondo la profezia sarebbero gli ultimi papi dei tempi (secondo alcune interpretazioni papa Benedetto XVI sarebbe il penultimo), ha riportato l'attenzione su questa profezia.

LA PROFEZIA DI MALACHIA: "DOPO RATZINGERL'ULTIMO PAPA, POI LA FINE DEL MONDO" 11 Febbraio 2013


Wednesday, February 6, 2013

Moria di massa di pesci in Islanda


Non si sa ancora che cosa sta causando la moria in massa di pesci in Islanda, circa  30.000 tonnellate di aringhe, dal valore di £ 18.9 milioni, sono state trovate morte galleggianti in Kolgrafafjorour, un fiordo nella piccola parte settentrionale della penisola di Snæfellsnes, ad ovest del paese.
Il biologo Robert Arnar Stefánsson, accorso sul luogo dell'incidente, stima che circa  7.000 tonnellate di aringhe sono disseminate sulle rive, mentre il restante numero giace in fondo alle acque.
Sia questo incidente che quello dello scorso dicembre, dalle simili proporzioni, si pensa che sia stato provocato dalla mancanza di ossigeno nelle acque del fiordo
I timori per i danni economici  hanno spinto l'Istituto di ricerca marina dell' Islanda ed il governo a destinare fondi per la ricerca per monitorare la situazione.
Le aringhe saranno lasciate a decomporsi naturalmente, in base a una decisione del ministero dell'ambiente.
I residenti nelle vicinanze lamentato l'odore del pesce marcio, si teme la diffusione di epidemie, le aringhe in decomposizione potrebbero minacciare la salute degli uccelli nelle prossime settimane e mesi.
L'industria della pesca è una parte importante dell'economia islandese, che rappresenta circa la metà del totale delle esportazioni del paese.

Apocalisse di pesci in Islanda, milioni di aringhe stanno morendo 6 febbraio 2013


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