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Forse Nibiru esiste davvero: c'è un altro pianeta nel sistema solare

Tuesday, March 10, 2015

EXTINCTION

The journal Nature published an in-depth look at the threats faced by wildlife around the globe. It seems what we thought was bad is even worse. Estimates suggest that somewhere between 500 and 36,000 species could disappear each year (or 10 to 690 a week).


While that number spans a large gap, even at the lowest end of the spectrum it’s an ugly picture. It’s further complicated by the fact that the information covers 1.7 million species — so assessing individual threats is virtually impossible.


What is made clear is that up to 26 percent of mammal species, 13 percent of bird species and 41 percent of amphibian species are listed as “threatened” with extinction by the International Union for Conservation of Nature.
And that doesn’t even take into account the creatures we haven’t yet discovered. It’s predicted that anywhere from two million to 11 million animals species exist undetected. This is likely the reason for the large gap in estimated extinctions.
Nature reports that mass extinctions, or the loss of 75 percent of existing species, have happened five times in our planet’s history. At the rate species are currently disappearing, we could potentially experience a sixth mass extinction by the year 2200.
Surprisingly, climate change isn’t the number one threat towards animalsAccording to the report, the average decline is a result of about 37 percent exploitation — things like hunting and fishing — 31 percent is from habitat degradation and change, and just 13 percent is from habitat loss.
Climate change accounts for just seven percent of Nature’s estimation, although it plays a role — along with human use — in habitat changes. However, as climate change gets worse, it could start to play a larger role. In the last 40 years alone, we have killed half of all wildlife — making conservation efforts difficult.

Giraffe numbers are dwindling across Africa because of poaching and habitat loss caused by human population growth, according to wildlife experts, and it's happening largely unnoticed.
It’s a silent extinction,” Dr. Julian Fennessy, Executive Director of the Namibian-based Giraffe Conservation Research group and a leading wildlife scientist with 16 years of experience, told ABC News.
Now conducting the first comprehensive assessment on giraffes to be published next year, Fennessy said there’s been a drop of more than 40 percent in the mammal population in the last 15 years.

Giraffes in Danger of Extinction: Why Their Numbers Have Dropped LONDON — Dec 3, 2014,.




Gli splendidi leoni dalla criniera nera, un’autentica icona dell’Etiopia, si stanno drammaticamente riducendo di numero a fronte di un ambiente naturale che diventa sempre più esiguo e difficile.


Il leone è da sempre uno dei simboli nazionali del paese, la capitale Addis Abeba è costellata di statue leonine, il felino regale è persino finito sulle banconote senza contare la canzone di Bob Marley sul leone di Giuda, alias dell’ex imperatore d’Etiopia. Anche perché si tratta di felini diversi dagli altri.


Quattordici di questi felini vivono nella gabbie anguste di cemento dello zoo di Addis Abeba.


Il santuario ambientale di Born Free Ethiopia, nei pressi di Addis Abeba, si occupa dei programmi di riabilitazione dei leoni liberati dalla cattività. Un’azione importante quando si ricorda che i leoni rimasti in Etiopia sono solo 1.050 e il loro numero diminuisce sempre più. Ma con una popolazione umana in continua crescita i conflitti diventano inevitabili.


In tutta l’Africa, il leone è finito nella classifica delle specie più a rischio, con solo 32mila esemplari registrati. Una soglia drammatica che getta una luce sinistra sulla loro sopravvivenza.


Etiopia: i leoni dalla criniera nera a rischio estinzione 10 marzo 2015

Ethiopia’s ‘Lions of Judah’ face extinction as habitat shrinks PUBLISHED: MARCH 10, 2015


It may have hidden in the ocean for millions of years, but life today poses numerous challenges for the West Indian Ocean coelacanth (Latimeria chalumnae), the “living fossil” fish that was famously rediscovered off the coast of South Africa in 1938. The few areas in which the fish still swim face destruction from new port construction while the coelacanths themselves risk being caught up in fishing nets intended for sharks. Even climate change poses a new risk for the species.

After 400 Million Years, Coelacanth at Risk of Extinction By John R. Platt | March 4, 2015


Lo chiamano l'oro bianco. 1 kg di avorio può valere anche 3.000 euro. E a guadagnarci sono Al-Qaeda e Boko Haram. Perché la nuova frontiera del bracconaggio è proprio il terrorismo. Ogni giorno sono circa 70 gli elefanti uccisi in tutto il mondo. Il WWF racconta gli orrori del terrorismo ambientale nel dossier Natura ConnectionCrimini contro la Natura in Italia e nel mondo.

Negli ultimi decenni si è fatto avanti un nuovo esercito di bracconieri. Sono i terroristi somali di Al Shabaab, affiliati di Al-Qaeda, l'organizzazione jihadista Boko Haram in Nigeria, le milizie Janjaweed in Sudan e il Lords resistance army (Lra) in Uganda. Il terrorismo, infatti, ottiene fino al 40% dei fondi necessari per la sua attività  criminale, come denuncia l'organizzazione Elephant action league, dalla uccisione degli elefanti e dal commercio delle loro zanne.

Soltanto nel 2011 sono state sequestrate 40 tonnellate di avorio in tutto il mondo, che corrispondono a circa 4 mila elefanti. Uno sterminio che coinvolge quasi tutta l'Africa senza distinzioni. In una sola notte nel sud del Ciad lo scorso marzo sono stati trucidati 89 elefanti. 650 in Camerun e 190 in Kenya gli esemplari vittime del bracconaggio tra il 2012 e il 2013. Nel Bacino del Congo denuncia il WWF la popolazione degli elefanti di foresta si è ridotta del 76% in pochi anni e in Tanzania il numero di pachidermi è precipitato da 70.000 a 13.000 solo dal 2007 ad oggi.

È proprio dal 2007, infatti, che il commercio illegale dell'avorio, illegal wildlife trade, ha raggiunto picchi incredibili. Un mercato nero che parte dall'Africa e attraversa tutto il mondo, nutrendosi della sofferenza dei poveri animali. Un business che frutta miliardi di dollari alle organizzazioni terroristiche, che finanziano in questo modo attentati, acquisti di armi ed esplosivi.

I bracconieri-terroristi sorprendono gli elefanti nella savana, li attirano con trappole e li sparano a sangue freddo con i Kalashnikov. Le prime vittime sono i più piccoli, i cuccioli, i più facili da ammazzare con pochi colpi e che attireranno così i pachidermi più anziani, pronti a soccorrerli. Finiti nel mirino dei bracconieri, gli elefanti più grandi non muoiono se non dopo numerosi colpi e atroci sofferenze. E la barbarie continua perché ai pachidermi viene tagliata la testa con i machete ed estratte le zanne, la fonte del prezioso e insanguinato "oro bianco".

Il mercato illegale di natura è un circolo vizioso che si alimenta grazie al valore sempre più alto delle specie che via via si estinguono. Alla base di tutto c'è sempre un atto criminale dei bracconieri e una domanda di prodotti illegali da parte di paesi e consumatori. È urgentissimo interrompere questo cerchio perverso perché la povertà  e la corruzione che ne derivano stanno aggravando ulteriormente la situazione di paesi già  in forte cris – ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia.

Il bracconaggio, la barbara uccisione di migliaia di elefanti ed altre specie in via diestinzione, come tigri, rinoceronti e coccodrilli, non è solo affare dell'Africa. Riguarda l'Oriente, essendo la Cina insieme alla Tailandia e alle Filippine il maggiore acquirente di avorio. E riguarda anche l'Europa perché è proprio da noi che passano i grandi traffici. I cinesi, ha detto Iain Douglas-Hamilton, fondatore di Save The Elephants, hanno in mano il futuro degli elefanti se non cambieranno le loro abitudini riguardo all'avorio, molti paesi africani potrebbero veder presto scomparire questa specie.

Lanciato a marzo dell’anno scorso, il sito del Global Atlas of Environmental Justice, un importante progetto ecologico dell’Environmental Justice Organisations, Liabilites and Trade atlante interattivo che cataloga migliaia di testimonianze di progetti dannosi per l’ambiente, dalle miniere ai siti di smaltimento di rifiuto tossici, dalle raffinerie di petrolio alla aree deforestate. In questo modo, l’EJOLT spera di poter offrire supporto alle organizzazioni per la giusizia ambientale, grazie anche alla collaborazione con l’Unione Europea e la Autonomous University di Barcellona.


In Australia ormai si può parlare di “calamità dell’estinzione”: l’isola/continente negli ultimi 200 anni ha visto estinguere 1 specie autoctona di mammiferi su 10. Secondo gli scienziati della Charles Darwin University, nessun altro Stato del mondo ha avuto un livello di estinzione dei mammiferi terrestri così alto nello stesso periodo di tempo.
La scomparsa e il calo dei marsupiali australiani «è dovuto principalmente alla predazione da parte del gatto domestico rinselvatichito e della volpe rossa»,  ma anche gli incendi di grandi dimensioni e quelli appiccati per “ gestire” terreni stanno anche avendo un impatto.
Eppure l’Australia è una nazione con uno dei livelli di benessere più alti del mondo, una popolazione piccola che vive in un territorio enorme e quindi la fauna australiana dovrebbe essere relativamente al sicuro da minacce come la perdita di habitat.
Ma un nuovo studio sui mammiferi endemici dell’Australia, pubblicato da un team di ricercatori della Charles Darwin UniversitySouthern Cross University e Department of Parks and Wildlife di Wanneroo su Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), rivela che il problema potrebbe addirittura essere molto più grave di quanto si riteneva finora. I ricercatori della Charles Darwin University hanno fatto i conti e ne è venuto fuori che, dal 1788, l’11% dei 273 mammiferi terrestri autoctoni che vivevano in Australia sono scomparsi, il  21% sono a rischio di estinzione e il 15% sono quasi a rischio. Per i mammiferi marini le cose vanno meglio.
Il biologo John Woinarski, che ha guidato il team di ricerca, spiega che «nessun altro paese ha avuto un tasso di estinzioni di mammiferi così alto. Altri 56 mammiferi terrestri australiani sono ora minacciati, indicando che questo tasso di perdita di biodiversità estremamente elevato  è destinato a proseguire se non vengono apportate modifiche sostanziali. La portata del problema è rimasta in gran parte incompresa fino a poco tempo fa, perché gran parte delle perdite riguardano piccole specie notturne timide, poco visibili. Pochi australiani sanno dell’esistenza di queste specie, per non parlare di quelli che le hanno viste, quindi la loro scomparsa è stata in gran parte ignorata dalla comunità».
Ma sta diradandosi anche la presenza di specie iconiche, come i  koala, e gli Australiani cominciano a capire il significato di “calamità dell’estinzione”. I ricercatori sono convinti che le prospettive per la fauna selvatica in Australia possono essere migliorate, ma che questa sia «una sfida formidabile». Nell’isola vivrebbero tra i 15 e 23 milioni di gatti rinselvatichiti che fanno strage dei piccoli marsupiali autoctoni, spesso predando popolazioni sull’orlo dell’estinzione.



Though the Catalina fox species may be the smallest species of fox in the world, it appears that size may not have anything to do with their survival. And while the animal may have been endangered decades ago, locals and visitors to the island of Santa Catalina are realized that their abundant numbers may be a sign of drastic change.
Native to only a few of the islands in the Southern California archipelago, the small species was decimated in the late 1990's, when in 1999 the canine distemper virus brought their native populations down to roughly 100 foxes. Many thought that the small island natives were done-for, and even if they survived, many feared that recessive genetic traits would cripple the species. But thanks to successful conservationists and a very effective recovery program, that included captive breeding and vaccination of the wild pups, researchers have seen the small species flourish again.
But now, in the face of being removed off of the endangered species list with numbers as high as an estimated 1,700 foxes present on the island last year, the species is again faced with some challenges - though different than before.
While the island species has rebounded quite remarkably, researchers say that their growing numbers are being left unchecked by predation, and now they fear that the foxes are dying by more domestic issues. Rather than being swept up by a large bird, the foxes are dying of car crashes and ingestion of things like rat poison. Drowning has also become a huge concern as the small foxes often are trapped, drowning before they are able to escape containers.
Though the foxes are a great example of conservation in action, researchers with the Fish and Wildlife Service are faced with a great question - what to do with the species now?

Catalina Fox Populations—From the Brink of Extinction to Potentially Off the List Mar 09, 2015

The southern Corroboree frog. Photograph: David Hunter for the Guardian

Chytrid fungus has spread across six continents and has been blamed for causing the decline or extinction of around 200 frog species since the 1970s. In Australia, six frog species are thought to have been wiped out by the fungus, which is carried in water and by other frogs. The fungus causes a disease called chytridiomycosis on the skin that fatally impairs frogs’ ability to maintain electrolyte, water and oxygen levels.
The southern Corroboree frog was seemingly destined to be its next victim. But a pioneering collaboration has seen southern Corroboree frog numbers steadily climb in captivity, with last week containing an important milestone in a plan to reintroduce the animals back into the wild.
Amphibian experts from Melbourne Zoo and Sydney’s Taronga Zoo, along with NSW government wildlife officials, released 80 frogs into an enclosed, fungus-free area of Kosciuszko national park. 
The release, the first time that adult Corroborree frogs have been reintroduced back into the mountains that once teemed with millions of the animals, could mark a key turning point in the global effort to reverse plummeting amphibian numbers.
“This is huge, it doesn’t get any bigger for frog people,” explains Jon Birkett, head of Melbourne Zoo’s reptile house.
Birkett has been carefully nurturing Corroborree frog numbers since the 1970s, initially in fish tanks and now in more sophisticated quarantined premises that prevents any chance of the fungus reaching the frogs. Melbourne now has 196 frogs, while Taronga has more than 400.
Frogs are often overlooked in what’s termed the sixth great extinction event that is sweeping the globe. Large mammals – tigers, polar bears, orangutans and so on – tower over amphibians in both stature and the public’s spasmodic attention on conservation.
But times are desperate. About a third of the world’s amphibians are now endangered, according to the International Union for Conservation. Climate change, as well the chytrid fungus, poses a major risk to frogs, especially for the likes of the southern Corroborree, which lives in an alpine region and may struggle to adapt to a warmer, dried out environment.
Without really knowing much about it, Australia, and the world, is losing some incredible creatures. For example, the fungus has already killed off the gastric brooding frog, a creature that swallowed it eggs, developed its young in its stomach and gave birth via its mouth.
“We have such a unique environment in Australia so it’s a huge tragedy to think that future generations might not have the opportunity to experience remarkable animals like the Corroborree frog in the wild.
“I really think that would be a massive loss to humanity.”

ESTINZIONE GLOBALE



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