Featured Post

Il Nono Pianeta

Forse Nibiru esiste davvero: c'è un altro pianeta nel sistema solare

Tuesday, April 14, 2015

INQUINAMENTO KILLER Il lago tossico hi-tech / Aumento rischio diabete


La nostra sete di innovazione, di nuovi smartphone, elettronica di consumo e tecnologie "verdi" ha un impatto devastante sul pianeta



Il reporter ha scoperto che nella Mongolia Interna, una regione della Cina, c'è un lago artificiale pieno di fanghi tossici (radioattivi), scarti della produzione hi-tech

"Lungo il litorale ci sono decine di tubi, che sfornano un torrente di rifiuti chimici spessi e neri dalle raffinerie che circondano il lago. L'odore di zolfo e il rombo dei tubi invade i miei sensi. Ci si sente in un inferno sulla Terra", scrive Maughan.

Il paesaggio demoniaco si trova nei pressi di Baotou, la città industriale più grande della regione. Proprio qui si trova uno dei principali siti di "terre rare", minerali che sono al centro della produzione tecnologica moderna (anche se c'è qualcuno che cerca alternative). 

"Nel 2009 la Cina produceva il 95% del fabbisogno mondiale di questi elementi e si stima che le miniere di Bayan Obo appena a nord di Baotou contiene il 70% delle riserve mondiali", aggiunge il reporter.

Maughan si chiede se l'innovazione a ogni costo, come l'inquinamento ambientale, abbia un senso a fronte di tale scempio.

"L'impatto dell'industria delle terre rare è dolorosamente chiaro persino prima di arrivare al lago tossico". Quando piove l'acqua è nera, per via della polvere di carbone. L'aria ha un forte odore di zolfo. Un paesaggio industriale che ricorda quelli statunitensi ed europei, ma di altre epoche.

Il giornalista ha visitato un impianto di trasformazione specializzato nella produzione di cerio, una delle terre rare più abbondanti. Lo stabilimento produce principalmente ossido di cerio, usato per lucidare i touchscreen di smartphone e tablet.

Un'altra terra rara diffusa a Baotou è il neodimio, usata per tingere il vetro e soprattutto per realizzare laser. Forse il suo uso più importante è nella realizzazione di magneti potenti ma leggeri applicati a prodotti di elettronica di consumo come le cuffie in-ear, i microfoni dei telefoni e gli hard disk.

Quando il giornalista cerca di chiedere ai rappresentanti dell'azienda qualcosa sulla produzione e i costi ambientali associati, le risposte diventano vaghe e la visita termina rapidamente. Maughan fa notare come neodimio e cerio, anche se chiamate "terre rare" in realtà sono abbastanza comuni.

"Il neodimio non è più raro del rame o del nichel ed è abbastanza equamente distribuito in tutta la crosta terrestre. Mentre la Cina produce il 90% del mercato globale del neodimio, solo il 30% dei depositi mondiali si trova lì. Probabilmente, ciò che lo rende insieme al cerio abbastanza scarso da essere redditizio è il processo estremamente pericoloso e tossico necessario per estrarli e rifinirli in prodotti utilizzabili".

"[…] Non c'è posto migliore per comprendere il vero sacrificio della Cina che le rive del lago tossico di Baotou", aggiunge Maughan.

"Avevo visto alcune foto prima di partire, ma nulla di ciò mi ha preparato a quanto ho visto. È un ambiente davvero alieno, distopico e sconvolgente. Il pensiero che è stato realizzato dall'uomo mi ha depresso e terrorizzato, così come la consapevolezza che si trattava del sottoprodotto non solo dell'elettronica di consumo nella mia tasca, ma anche di tecnologie verdi come turbine eoliche e le auto elettriche di cui siamo così entusiasti in Occidente".

Il lago è visibile su Google Maps e questo ne fa capire le dimensioni. "Dopo aver visto l'impatto dell'estrazione delle terre rare in prima persona, mi è impossibile guardare i gadget che uso tutti i giorni allo stesso modo

Guardando Apple annunciare il proprio smartwatch di recente, un pensiero mi ha attraversato la mente: una volta realizzavamo orologi con minerali estratti dalla Terra e li trattavamo come oggetti preziosi; ora usiamo minerali ancora più rari e vogliamo aggiornarli annualmente. Le aziende tecnologiche ci spingono continuamente ad aggiornare; per comprare il tablet o telefono più recente. Ma non posso dimenticare che tutto ha inizio in un luogo come Bautou e il suo terribile lago tossico che si estende fino all'orizzonte".

The dystopian lake filled by the world’s tech lust Tim Maughan 2 April 2015


Centinaia di persone hanno manifestato in Cina, nella provincia meridionale di Guangdongcontro il progetto di espansione di un impianto a carbone. I cittadini di Heyuan, dove ha sede lo stabilimento, hanno raccolto 10mila firme per bloccare il progetto e hanno organizzato un raduno per protestare contro l’inquinamento provocato dall’impianto, avviato nel 2008.

Consapevole della rabbia crescente della popolazione nei confronti dei problemi ambientali, negli ultimi anni il governo cinese ha cominciato a prendere delle misure per diminuire l’inquinamento, cercando di abbandonare il modello della “crescita a tutti costi” che ha avuto per decenni un impatto negativo sulla qualità dell’acqua, dell’aria e del suolo cinese. Secondo dati ufficiali, solo otto delle settantaquattro città monitorate dal ministero per la protezione dell’ambiente hanno raggiunto standard ottimali della qualità dell’aria.
La popolazione di Heyuan nel nord-est del Guangdong non ci sta e scende in piazza con maschere chirurgiche per denunciare l’inquinamento che ne deriverà. 
La manifestazione è iniziata con migliaia di persone in sit-in dalle ore 8.00 davanti agli uffici governativi. La folla ha poi sfilato per il centro della città gridando "Ridatemi il mio cielo blu" e "Via la centrale elettrica". Alcuni manifestanti hanno mostrato cartelli con la scritta, "Smettetela di dare smog alle persone".
La polizia ha cercato di disperdere i manifestanti intorno alle ore 10, ma questi hanno poi organizzato un altro sit-in concentrato in circa 200 metri di fronte la sede del governo locale intorno all’ora di pranzo. E alle 16 la gente ha iniziato anche a bloccare le strade. La cittadina di Heyuan ha in tutto circa 10 mila abitanti, quindi la protesta, almeno in termini numerici, ha assunto proporzioni considerevoli.
“Questa non è solo una piccola parte di persone, ma un’importante fetta di opinione pubblica di Heyuan – ha dichiarato una manifestante - Dai bambini agli anziani, tutti chiedono al nostro governo di fermare l’inquinamento del nostro cielo”
Huang Jianzhong, il vice segretario del Partito di Heyuan, nel pomeriggio si è rivolto alla folla,  dichiarando che il progetto è solo nella fase preliminare di studio. Ma la gente non ha fiducia e protesta ferocemente. Infatti, secondo i piani, l’impianto dovrebbe essere costruito proprio vicino alla città, che, tra l’altro, ha già uno stabilimento a carbone, e la previsione di spesa per questo è di 1,3 miliardi di dollari per 11 miliardi di kWh all’anno.
La Cina non ci sta e, contrariamente all’opinione diffusa che la vede come un paese senza regole ambientali e fuori controllo rispetto all’Occidente, si ribella. D’altronde il Paese dipende ancora dal carbone per il 70 per cento del suo fabbisogno energetico e nel 2014, l’ex ministro della Sanità Chen Zhu ha ammesso che l’inquinamento è stato responsabile di 350-500 mila morti premature.

CHINA REVOLT

UNDER THE DOME il documentario censurato sull'inquinamento in Cina


Uno studio americano sottolinea il ruolo svolto dall'inquinamento ambientale nell'aggravamento dei sintomi legati al diabete. Lo studio è stato realizzato sulla popolazione portoricana di Boston. 

L'etnia è particolarmente colpita dalla malattia, tanto che il 40 per cento della comunità è affetto da diabete. Lo studio dimostra che i pazienti in terapia insulinica che vivono vicino a grandi arterie di circolazione mostrano un aumento dei marker infiammatori maggiore rispetto ai pazienti trattati con antidiabetici orali.

Christine Rioux, prima autrice dello studio che lavora presso la Tufts University di Boston, spiega sulle pagine della rivista Environmental Pollution: “nei pazienti in trattamento con insulina, che vivono in zone di grande traffico, la concentrazione di proteina C reattiva nel sangue aumenta dal 75 al 200 per cento. Questo, invece, non succede in chi abita in aree meno inquinate. Se però i pazienti, che vivono in zone altamente inquinate dal traffico, prendono antidiabetici orali (come la metformina) non mostrano un aumento della proteina C. Come dire che gli antidiabetici orali in qualche modo mettono al riparo dall’infiammazione”.


Lo studio sottolinea pertanto l'influenza negativa esercitata dall'inquinamento atmosferico sui diabetici, perlomeno su quelli trattati con terapia insulinica.

“È importante conoscere chi è più suscettibile all’inquinamento da traffico veicolare in modo da poter orientare le misure preventive e le decisioni di politica sanitaria – spiega la dott.ssa Rioux - ed eventualmente anche orientare la scelta terapeutica”. 

I ricercatori suggeriscono quindi ai diabetici in terapia insulinica che vivono nelle grandi città di chiudere le finestre nelle ore del giorno con maggior traffico, utilizzare condizioni nei mesi estivi ed evitare di fare esercizio fisico nelle aree urbane.

Un altro studio si è interessato all'argomento, scoprendo che vivere in una zona altamente inquinata non aumenta solo la possibilità di sviluppare tumori o problemi al cuore, ma stimola anche la resistenza all'insulina, facilitando l'insorgenza del diabete, almeno nei più piccoli.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata su Diabetology, la rivista dell'EASD, l'associazione europea per lo studio del diabete. La ricerca tedesca, condotta da Elisabeth Thiering e Joachim Heinrich dell'Helmholtz Zentrum Munchen, associa l'inquinamento atmosferico alla probabilità di sviluppare il diabete, mentre altre analisi si erano in precedenza occupate del pericolo di aterosclerosi e di altre patologie cardiache.

Stando ai dati dello studio, la fascia di popolazione più a rischio è proprio quella dei bambini: “anche se la tossicità varia tra diversi inquinamenti atmosferici, sono ugualmente tutti considerati potenti ossidanti che agiscono sia direttamente su lipidi e proteine sia indirettamente attraverso l'attivazione di percorsi ossidanti intracellulari. Lo stress ossidativo causato dall'esposizione agli inquinanti atmosferici può, e i nostri risultati lo confermano, svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo dell'insulino-resistenza dei bambini", ha spiegato il dott. Heinrich.


Un nesso fra inquinamento e diabete 13/04/2015 Andrea Sperelli

High traffic pollution may increase inflammation for insulin users April 13, 2015

Roughly 60 million Americans live within one-third of a mile from a busy roadway, according to a 2013 study. Pollution levels are higher near major roadways, and traffic-related pollution, noise, and stress can all negatively impact your health. Researchers have long linked living by high-volume roadways with increased risk for respiratory conditions such as asthma. Recent data, however, shows there are other health risks linked to living by busy roadways. Among them: 

1. High blood pressure. A 2014 study published in the Journal of the American Heart Association found an association between living close to a major highway and high blood pressure, or hypertension.

The study looked at more than 5,000 postmenopausal women and found that those who lived within 109 yards of a busy roadway had a 22 percent greater risk of high blood pressure than people living at least half a mile away. 

Reasons for the blood pressure-roadway link may be due to greater exposure to higher levels of traffic-related pollution or noise, researchers say. About one in three American adults has hypertension. It’s the leading cause of heart attack, heart failure, stroke, and kidney disease, so it’s important to take your risk seriously. You can improve your blood pressure levels by eating a low-salt diet, regularly exercising, cutting out tobacco, lowering your alcohol intake, and by taking certain medications like beta-blockers.

2. Death risk in heart attack survivors. According to a 2012 study published in the journal Circulation, heart attack survivors living less than 328 feet from major U.S. interstates and state roads had a 27 percent higher death risk over 10 years compared to people living at least 3,280 feet away from the roadway. The reason for this may be due to a combination of exposure to air pollution, excessive noise, or stress from living nearby a busy roadway, researchers say. 

Heart disease is the leading killer of American men and women. Maybe you can’t decide where you live, but you can control other heart disease risk factors. Smoking is a significant heart disease risk factor that you can control. You can also prevent a heart attack by first knowing your cholesterol levels, watching your weight, reducing your stress levels, and getting more sleep. 

3. Lowered kidney function. Living close to a major roadway with heavy traffic may harm your kidneys and affect your cardiovascular disease risk, according to a 2013 study published in the Journal of Epidemiology and Community Health. The study looked at more than 1,100 adults who were admitted to the hospital after experiencing a stroke. About half of the patients lived within three-fifths of a mile, and the remaining patients lived up to six miles away. 

Participants who lived closest to a busy roadway had the lowest glomerular filtration rate — which shows how well kidneys are functioning — indicating poor kidney function. The researchers say that traffic-related pollution can cause arterial plaque build-up, and kidneys can easily be affected by arterial plaque build-up. Poor kidney health is a cardiovascular disease risk factor.

Want to improve your kidney health? The National Kidney Disease Educational Program recommends keeping your blood pressure rate steady. Other tips for boosting kidney health include quitting smoking, keeping cholesterol levels in target range, limiting your salt and alcohol intake, maintaining a healthy weight, and eating heart-healthy foods like fresh fruits and vegetables, and low-fat dairy foods.

4. Greater diabetes risk in kids. A 2013 study published in the journal Diabetologia looked at the relationship between traffic-related air pollution exposure and insulin resistance, a precursor to Type 2 diabetes, in nearly 400 children over 10 years. The study found that children exposed to air pollution during the first 10 years of their lives were at increased risk of developing insulin resistance that ranged from 8.6 percent to 22.5 percent, depending on the quantity and type of pollution. Children who lived closer to a busy road had an increased insulin resistance by seven percent per 500 meters (or about 1640 feet). 

Insulin resistance levels tended to increase with increasing air pollution exposure, and this observation remained robust after adjustment for several confounding factors, including socioeconomic status, BMI and passive smoking,” study authorJoachim Heinrich says in a press release. 

Lifestyle changes like cutting out sugary drinks, maintaining a healthy weight, reducing TV time, and upping fruit and veggie intake, can help lower your Type 2 diabetes risk

5. Lower IQ in kids. A 2007 Harvard School of Public Health study analyzed the relationship between traffic pollutants and IQ scores of 202 Boston-area kids with an average age of 9.7 years. Researchers found that kids living and going to school in areas with higher amounts of traffic pollutants scored an average of 3.7 points lower on IQ tests than kids living in less polluted areas.

6. Increased risk of sudden cardiac death in women. A new study published in the journal Circulation found that women living near major roadways are at increased risk for sudden cardiac death. The study looked at more than 100,000 American women with an average age of 60 years.

Researchers found that in the 523 cases of sudden cardiac death, women who lived within 164 feet of a major roadway had a 38 percent increased sudden cardiac death risk than women who lived 0.3 miles from a major roadway. For every 328 feet closer to a major roadway there was a six percent increase in risk of sudden cardiac death.

"Our next step is to try to determine what specific exposures, such as air pollution, are driving the association between heart disease and major roadway proximity,”Jaime E. Hart, ScD, study lead author and an instructor in medicine at Brigham and Women's Hospital and Harvard Medical School in Boston, Massachusetts, says in a press release.

Women can reduce their risk for sudden cardiac death by maintaining a healthy lifestyle. Women who stuck to a healthy lifestyle — including abstaining from smoking, having a BMI less than 25, exercising at least 30 minutes daily, and eating a Mediterranean-style diet — had a 92 percent decrease in sudden cardiac death, according to a 2011 study published in the Journal of the American Medical Association.


No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...